Questa è la notte! Omelia della Veglia pasquale 2017 - News dalla Parrocchia di Borgo Maggiore
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Questa è la notte! Omelia della Veglia pasquale 2017

“Questa è la notte!”

Omelia di don Marco Scandelli

“Questa è la notte”! Abbiamo sentito risuonare più volte nel maestoso canto del Preconio Pasquale. “Questa è la notte”! Ma veramente questa è la notte in cui il Cristo vince la morte e il peccato? Vince il nostro limite, le nostre mancanze e le nostre difficoltà? Non è piuttosto, questa notte, il semplice ricordo di qualcosa che già è avvenuto nel passato e che si perde nei meandri della storia? Perché fare memoria di qualcosa che è avvenuto nel passato, di un fatto del passato? Cos’ha, dunque, di speciale questa notte, tanto da essere chiamata “la veglia delle veglie”?

Il rischio di vivere da spettatori è sempre dietro l’angolo. Come siamo arrivati qui questa sera?

Certo, la bellezza delle cerimonie che abbiamo vissuto nei giorni scorsi, la straordinaria partecipazione alla Via Crucis o il momento dolce e toccante della lavanda dei piedi di giovedì ai bambini della Prima Comunione, non possono aver lasciato insensibile nessuno di noi.

Ed è per questo che non è strano che nel nostro cuore questa sera ci sia l’attesa di qualcosa.

Allora, non possiamo essere solo spettatori!

Se da un lato – è bene ricordarlo –, la Pasqua coincide con ogni singola celebrazione della Chiesa, questa notte è però la notte in cui più di tutto è sollecitata la nostra coscienza, affinché impariamo a vivere ogni singolo istante della nostra esistenza tesi ad affermare che Lui ha già vinto. Non dobbiamo aspettare la vittoria di Cristo fra non so quanto tempo: Lui ha già vinto! Sempre e comunque.

Il cristianesimo, infatti, è l’incontro tra un fatto realmente accaduto 2000 anni fa in questa notte e il singolo uomo o donna che ora può raggiungerlo con questa Liturgia: la Liturgia non è teatro, il rito e i simboli sono “fatti”, che in modo misterioso ma reale – misterioso, sì, ma reale – ci riconducono a quella notte in cui Cristo, nel silenzio del mondo e nella solitudine del sepolcro, ha scostato la roccia ed una volta per tutte ha sepolto con quella roccia il serpente antico – gli ha staccato la testa! Il serpente, il vero nemico dell’umanità.

Ma cosa accade, dunque, nella Liturgia di questa notte? Sono quattro i momenti che corrispondono ad altrettante quattro verità da vivere. Vivendo con coscienza ognuno di questi quattro momenti, possiamo imparare a vivere ogni istante che il buon Dio ci dona in questo mondo.

  1. La Liturgia della Luce: la luce si scaglia contro le tenebre, la luce è l’ultima barriera contro l’avanzare del male del mondo. Non esiste altra possibilità di vivere da uomini nel rispetto di ogni altro essere vivente se non nella sequela di Gesù, che è la luce del mondo. Le candele che abbiamo avuto tra le mani all’inizio di questa Liturgia hanno a poco a poco rischiarato le pareti buie di questa Chiesa fino ad esplodere nella luce gioiosa del Gloria. Ciò che abbiamo vissuto all’inizio, questa luce che dal Cero ha invaso a poco a poco la nostra Chiesa è, in fondo, ciò che accade ogni giorno quando vinciamo le tenebre del mondo che vorrebbero assalire anche noi! La fede si diffonde così: debolmente, ma da uomo a uomo, come le candele si sono accese questa sera, da uomo a uomo. L’origine, la scaturigine è Cristo, cero pasquale. E più la fede si diffonde, più il male è vinto. Vogliamo in quest’ora rivolgere allora il nostro pensiero a quanto sta accadendo nella nostra Repubblica: i nostri vicini di casa hanno bisogno della nostra fede, della nostra testimonianza. Non possiamo continuamente chiamare alle armi e alle battaglie per la difesa dei valori civili e religiosi che sottostanno alla nostra convivenza civica, senza nulla cambiare del nostro atteggiamento spesso individualistico e contrario alla testimonianza di fede. Dobbiamo cominciare a crescere nella coscienza che se il Parroco può fare la visita delle famiglie una volta all’anno, è anche vero che ogni singolo parrocchiano potrebbe fare la visita di quelle case e famiglie che vivono nella sua via ogni giorno. Una torta di benvenuto ai nuovi vicini, una parola di conforto a chi accanto a noi vive nella malattia o nella solitudine. Quello che abbiamo vissuto quando ci siamo avvicinati gli uni gli altri per l’accensione delle candele, dobbiamo cominciare a vivere fuori da questa Chiesa con chi la Provvidenza ci mette accanto. Naturalmente ricordando che non facciamo questo per portare a noi stessi, ma solo perché  a nostra volta siamo stati illuminati, accesi da Cristo.
  1. La Liturgia della Parola: le letture dell’Antico Testamento sono un compendio della storia della salvezza: tradimenti, morti, deserto, insoddisfazione, peccato. Tutto, però, è stato necessario perché il Popolo di Israele, cioè la Chiesa, comprendesse cosa è veramente necessario per la vita di ciascuno. La storia è fondamentale, il passato è fondamentale perché il presente non è altro che la somma di tutti gli istanti di passato che l’hanno preceduto. Siamo ciò che siamo perché “siamo stati”. Noi siamo il risultato del nostro passato, sia nel bene che nel male. Occorre perciò imparare ad amare il presente, il reale, qualsiasi cosa esso sia. Come è accaduto a una persona della nostra comunità che, dopo aver sofferto moltissimo a causa di un incidente, non ha scelto la via – lasciatemelo dire – meschina e disillusa dell’eutanasia, ma affidandosi al suo passato e a ciò che aveva imparato da piccolo – quella fede! – si è lasciato trasformare a poco a poco dalla presenza del Risorto. Amate il presente, anche la malattia, l’errore, il peccato. Perché se Dio permette che queste cose accadano, è solo perché sta preparando per noi cose più grandi e belle. Per vedere il panorama dal Monte Everest e poterlo godere fino in fondo, è necessaria la fatica e l’allenamento.
  1. La Liturgia battesimale – che vivremo subito dopo: anche se questa sera non ci sarà la celebrazione di alcun battesimo, questa Liturgia ci permette però di focalizzare la nostra attenzione sul nostro battesimo, sulle promesse che Dio ci fa attraverso il battesimo – la vita eterna, essere incorporati a Lui, l’appartenere alla Chiesa – e insieme ci permette di focalizzarci sul compimento di tali promesse. Il battesimo stesso però è una promessa di vita nuova, di conversione, di purificazione. Il battesimo ci ricorda che è possibile cambiare, se lo si vuole e lo si desidera. Come quando ci sporchiamo le mani e prima di mangiare ce le laviamo: se lo vogliamo, possiamo essere purificati e cambiare.Nessun peccato può rubarci la speranza, nemmeno il più terribile. Occorre, però, che ciascuno di noi porti a frutto le promesse del battesimo: non come uno sforzo moralistico, ma con il cambiamento della propria coscienza; e cioè, riconoscere che siamo uomini nuovi chiamati a vivere in modo nuovo. Dobbiamo scontrarci con il potere delle tenebre, dobbiamo decidere – dobbiamo decidere! –  che Cristo è tutto, per noi. Qui ed ora. Si tratta di un atto libero d’amore che se poniamo nelle mani di Dio attraverso il rinnovo delle promesse battesimali, ora, lui stesso non si asterrà dal portarlo a compimento. Il battesimo è come aprire una porta, leggermente, che poi Cristo spalanca.
  1. La Liturgia eucaristica: essa, più che un atteggiamento da vivere nostro, è l’emblema della sua presenza. Lui non è rimasto morto! Egli con la morte non ci è stato sottratto: Lui è qui! È risorto. Lui è incontrabile e continuamente si manifesta a noi nello spezzare il pane. Lui non solo si è immolato, ma ha trovato il modo per trasformare la nostra carne mortale, dal di dentro, nella sua carne, donandosi a noi come cibo. Cibarsi allora dell’eucaristia diventa, in questa notte, il memoriale perenne perché lasciamo che sia lui ad agire in noi.

 

Gesù, che illuminando l’uomo ha reso chiare le trame della storia e ci ha dato la possibilità di cambiare il nostro modo di vivere, pone a ciascuno di noi, questa sera, un ultimo grande interrogativo: “Mi permetti di usare le tue forze, la tua intelligenza? Mi permetti di usare i tuoi doni, il tuo amore per poter continuare a risorgere in ogni latitudine del mondo e in ogni istante della storia?”.

Apriamoci dunque a Lui e permettiamogli ciò che, come Dio, mendica continuamente all’uomo.

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