Papa: Un sano menefreghismo. Per vivere sereni - News dalla Parrocchia di Borgo Maggiore
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Papa: Un sano menefreghismo. Per vivere sereni

#OggiHoScopertoChe

Riflessioni “a caldo” del nostro Parroco.
Don Marco Scandelli
Leggendo un intervento di Papa Francesco, questa mattina la mia mente ha cominciato ad aprirsi ad una serie di considerazioni sempre più ampie. Capita anche quando parla un bravo conferenziere o un predicatore: dopo un po’ che li si ascolta, la mente si mette in moto, curiosa di conoscere gli spazi che le parole ascoltate aprono accanto alla strada tracciata. È la bellezza della libertà che sta alla base di ogni grande o piccola scoperta.
Non so quanto grande o piccola sia la scoperta di oggi, probabilmente si tratta più della cosiddetta “scoperta dell’acqua calda” che non di una nuova teoria rivoluzionaria. Ma posso dire di essermi appena reso conto che la globalizzazione amplifica non solo i pregi ma anche i difetti dell’umanità.
Tra i tanti difetti che stanno proliferando (Facebook ne è forse la vetrina più importate), si nota sempre di più la somiglianza di alcune persone a veri e propri “serpenti velenosi”, quelli di biblica memoria. Serpenti sempre pronti a sputare veleno su tutto e tutti pur di avere una piccola audience e quei cinque minuti di auto-superbia, cioè di gonfiore interiore.
Il veleno, anche se in piccole quantità – pensate alle zanzare! -, produce prurito, reazioni allergiche, scomposte… la gente sta male, a volte, per cose totalmente inventate ad arte solo perché i fautori sono persone fallite, risentite con la società, incapaci di un sorriso che non assomigli al ghigno di Joker. Inventare polemiche, accusare altri di “fare” o “non fare”, “essere” o “non essere” è un gioco che la globalizzazione ha ingigantito.
E quanta sofferenza può derivare dal morso velenoso di un serpente sofferente. Di un serpente che, appunto, vivendo una vita insoddisfacente, pensa di poter trarre forza e vitalità causando male agli altri.
E poi arriva il Papa… con due frasi “semplici semplici” ci offre la soluzione più ovvia. Peccato che questa sia fattibile solo se si è cattolici, solo cioè se si condivide una certa concezione dell’uomo.
UN SANO MENEFREGHISMO. PER VIVERE SERENI.
«Qual è la sorgente della mia serenità? No, non prendo pastiglie tranquillanti! Gli italiani danno un bel consiglio: per vivere in pace ci vuole un sano menefreghismo. Io non ho problemi nel dire che questa che sto vivendo è un’esperienza completamente nuova per me. A Buenos Aires ero più ansioso, lo ammetto. Mi sentivo più teso e preoccupato. Insomma: non ero come adesso. Ho avuto un’esperienza molto particolare di pace profonda dal momento che sono stato eletto. E non mi lascia più. Vivo in pace. Non so spiegare.
Se c’è un problema, io scrivo un biglietto a san Giuseppe e lo metto sotto una statuetta che ho in camera mia. È la statua di san Giuseppe che dorme. E ormai lui dorme sotto un materasso di biglietti!
Per questo io dormo bene: è una grazia di Dio. Dormo sempre sei ore. E prego. Prego a mio modo. Il breviario mi piace tanto e mai lo lascio. La Messa tutti i giorni. Il rosario…. Quando prego, prendo sempre la Bibbia. E la pace cresce. Non so se questo è il segreto…
La mia pace è un regalo del Signore. Che non me la tolga! Credo che ciascuno debba trovare la radice dell’elezione che il Signore ha fatto su di lui. Del resto, perdere la pace non aiuta affatto a soffrire. I superiori devono imparare a soffrire, ma a soffrire come un papà. E anche a soffrire con molta umiltà. Per questa strada si può andare dalla croce alla pace. Ma mai lavarsi le mani dai problemi!»

Allora, che dire? Rubo anche le seguenti parole dalle labbra di un amico: «Impegnarsi al massimo, con un giusto realismo e distacco. Sapendo che, comunque vada, non dipende tutto da me. Un altro buon insegnamento».
E buon cammino.

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