"Eppur si move!" - Parrocchia di Borgo Maggiore
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“Eppur si move!”

“Eppur si move!”

Un bilancio dell’Anno pastorale con gli occhi dell’Ufficio Catechistico

 

di Don Marco Scandelli

 

“Eppur si move!”, avrebbe esclamato, riferendosi al globo terrestre, un Galileo Galilei ormai esausto, dopo essere stato costretto ad affermare il contrario, davanti ai testardi suoi contemporanei.

Anche nella vita pastorale, spesso, è più facile fare la parte degli inquisitori piuttosto che quella dello scopritore avventuriero: bambini annoiati, genitori poco interessati, fuga dalla Messa domenicale. Tutte cose pur verosimili, riscontrabili, sperimentabili. Ma se ci si focalizza solo su di esse, si perde poi la capacità di vedere che “qualcosa si muove”, che nonostante tutti i nostri errori e la nostra inadeguatezza, c’è ancora gente che ricerca la compagnia del Signore e ci sono bambini che con il loro sguardo stupiscono i più grandi. Di queste ultime cose vogliamo essere testimoni.

Capita così che una catechista della nostra Diocesi, un po’ demoralizzata per non aver svolto tutto il “programma” che aveva pensato per i suoi ragazzini di quarta elementare, il giorno della Prima Comunione, rivolgendosi a loro per chiedere quali sentimenti avessero, si senta rispondere: “Benissimo, perché oggi finalmente riceviamo Gesù!”. Quanta verità e semplicità in un’unica frase.

Capita anche che, dopo la Cresima, ci siano ragazzi che non solo non si siano dileguati, ma siano rimasti in Parrocchia, abbiano chiesto alla catechista di continuare a vedersi nelle domeniche successive, di andare a Messa insieme, fino a dare la disponibilità per essere di aiuto ai più piccoli. Certo! Sono solo cinque o sei… ma significa che qualcosa si sta muovendo.

Attraverso questi e tanti altri episodi simili, nell’Equipe dell’Ufficio Catechistico Diocesano, ci siamo resi conto, quest’anno, di come il primo impegno che ogni educatore deve portare avanti non è un “programma” o una preoccupazione sui nostri piccoli (l’attenzione, l’imparare, le presenze…), ma è quello dello “stupore” personale per l’azione dello Spirito nelle nostre Comunità. L’unico “dovere” per un cristiano, e a maggior ragione per un catechista, è quello di non chiudere mai il proprio cuore alle “cose nuove” che Dio fa continuamente. Infatti, se a volte facciamo fatica a sentire la sua presenza, non è certo perché il Signore si sia dileguato lasciandoci orfani: piuttosto è perché siamo noi ad ignorarne gli effetti rivelatori della sua azione costante e amorevole.

Naturalmente, c’è un “trucco” che si può mettere in pratica per favorire questo atteggiamento in noi: è un trucco che tutti già conosciamo per esperienza! Quante volte ci è capitato di passare per una determinata via, senza far caso che vi fosse un negozio particolare, per esempio, una libreria… fino al giorno in cui, andando alla disperata ricerca di un bel libro che ci era stato consigliato, ci siamo resi conto che lì saremmo potuti entrare per chiedere informazioni? Questo esempio dovrebbe farci capire che la risposta alle domande dell’uomo, sia a quelle superficiali che a quelle più profonde e costitutive il nostro essere, può essere trovata solo quando ci si mette in ricerca perché se ne sente il bisogno.

Il “trucco”, dunque, per stupirci della presenza di Dio, è non aver paure delle domande che abbiamo, riconoscendo che solo nella Chiesa Cattolica troviamo delle risposte ragionevoli: che senso hanno la vita e la morte; cos’è il dolore; è possibile la felicità; quali sono le cose necessarie per poter vivere bene.

Non dobbiamo avere paura dei nostri dubbi e delle nostre incertezze, dobbiamo solo essere disponibili a discernere le risposte nel grande alveo della Chiesa. Tutti abbiamo delle domande, ma non tutti sappiamo come trovare le risposte. Per questo la formazione permanente dei catechisti (le Catechesi per Catechisti) è di fondamentale importanza: non solo perché si acquisiscono contenuti e metodi della trasmissione della fede, ma soprattutto perché con questi incontri si è sempre cercato, anche quest’anno, di offrire sotto forma di esperienze da vivere le risposte più adeguate alle esigenze della fede.

Magari, a detta del mondo, durante l’ultimo Anno pastorale non avremo fatto grandi passi in avanti, eppur qualcosa si muove.

 

 

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