Pregate il padrone della messe - Parrocchia di Borgo Maggiore
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Pregate il padrone della messe

“Pregate il padrone della messe che mandi operai per la sua messe”.

 

di Don Marco Scandelli

 

Chi può dire di non aver mai ascoltato o letto questo invito che san Luca pone sulle labbra di Gesù nel capitolo 10 del suo Vangelo? Domenica 7 maggio, quarta domenica di Pasqua, la cosiddetta “domenica del buon Pastore”, il Vescovo Andrea ha affrontato questo tema con una platea di oltre un centinaio di educatori della nostra Diocesi, riuniti a Novafeltria per l’ultimo degli incontri di “Catechesi per Catechisti” di questo Anno pastorale.

L’attesa era molta, soprattutto perché la scarsità di vocazioni è vissuta oggi con urgenza in una Diocesi che benché piccola ha comunque sempre bisogno di nuovi preti e di nuovi consacrati e consacrate alla vita religiosa.

Ma la vocazione, come ci è stato detto, non è anzitutto una decisione personale: è un Altro che chiama, che sceglie, che seduce, che ama, che “mette da parte per sé”, come è accaduto per Samuele o per Paolo e Barnaba (cfr. At 13,2-4). Ecco perché è necessario pregare Dio perché non smetta mai di chiamare nuovi e santi sacerdoti. È il Signore che sceglie e, come si può capire dalla lettura della vicenda personale di Osea, è pronto a tutto, pur di conquistare il prescelto: la fedeltà di Dio! Vocazione, infatti, significa “chiamata”.

Allora, se le “vocazioni” scarseggiano, significa forse che il Signore sta chiamando sempre meno persone? Affatto! Dire che la chiamata non è anzitutto una decisione personale, non significa escludere totalmente la libertà dell’uomo. Può accadere, infatti, che il “telefono” squilli a vuoto, senza che alcuno alzi il ricevitore per ascoltare la voce di chi chiama. Pensiamo al “giovane-ricco”. Ma pensiamo, piuttosto in positivo, all’esempio sfolgorante di Maria che ha detto il proprio “eccomi” giocando tutta la propria libertà e intelligenza: «A che debbo che il mio Signore venga a me?».

Il Vescovo, del resto, non ha mancato di citare anche i timori e le paure che possono generarsi nella persona che scopre di essere scelta da Dio, perché “essere chiamati”, normalmente, non significa avere esperienze mistiche o sovrannaturali: “Chi può veramente sentirsi degno? Come si fa ad essere certi della vocazione ad una speciale consacrazione?”. Anche a questo, in fondo, serve la Chiesa: ad accompagnare, ad educare, anche a fare discernimento. “Sapere che il mio Arcivescovo era d’accordo a che diventassi prete, mi diete molta forza”, ci ha raccontato mons. Andrea.

Una vocazione, dunque, che parte da Dio, incontra la libertà della persona e che si inserisce nell’alveo della Chiesa. Una vocazione, però, che non è dono “privato” per i singoli, ma “dono per essere donato”. “Non si diventa sacerdoti per se stessi, ma per gli altri”, ci è stato ricordato. Ecco perché si è scelti: per essere inviati, mandati a volte dove non si vorrebbe, solo perché il Signore però ha bisogno proprio lì.

Ed è proprio nel momento in cui ci si dona, ci si spoglia volutamente di sé per essere braccia, gambe, voce di un altro, in quel momento accade qualcosa di totalmente corrispondente al desiderio del proprio cuore: la vita cambia, si trasforma, e la pace e la gioia inondano il cuore. In questo consiste la vera convenienza e la grande grazia di essere stati chiamati da Dio. Esperienza testimoniata dal Vescovo attraverso il racconto della vita di un giovane appena consacrato monaco che ha lasciato la sua vita di agi e certezze quando, incontrando il Signore, si è accorto di non possedere veramente nulla pur potendo avere tutto.

La giornata si è conclusa con la recita comunitaria del Santo Rosario, offerto in particolare per i giovani della Diocesi, perché si mettano in ascolto della voce di Dio e non abbiano paura di scoprirsi chiamati a donare la vita per gli altri, per riaverla però in realtà indietro in un modo ancora più vero e bello. L’invito alla preghiera deve essere continuamente rinnovato, come ci ha indicato Gesù stesso: «Pregate il padrone della messe che mandi operai per la sua messe» (Lc 10,2). Ricordiamocene, dunque, soprattutto in questo tempo d’estate, meno frenetico rispetto alle altre stagioni dell’anno. Buona preghiera!

 

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