Una Parrocchia aperta all'accoglienza - Parrocchia di Borgo Maggiore
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Una Parrocchia aperta all’accoglienza

L’accoglienza genera solidarietà e condivisione.

Apparso sul Montefeltro di Novembre 2016

La parrocchia di Borgo Maggiore, in collaborazione con la Caritas Vicariale di San Marino, interpellata dai pressanti appelli di Papa Francesco di compiere, soprattutto in questo anno di grazia del Giubileo della Misericordia, gesti concreti di carità, accogliendo persone richiedenti asilo politico e rifugiati, considerate le proprie potenzialità umane e strutturali, pur conscia delle problematiche che una tale decisione comporta, ha attivato un progetto di accoglienza di profughi, soprattutto di una famiglia.

Tale progetto nasce con un duplice obiettivo:

a) Favorire l’inserimento sociale e culturale, nella nostra società, di persone che sono fuggite da situazioni di persecuzione, guerra, carestia o catastrofe naturale, accompagnandole in un percorso che le porti ad attivare le risorse necessarie per riacquisire gradualmente la padronanza completa della propria vita;

b) Aiutare la comunità ad essere ‘prossima’, a vincere la paura e i pregiudizi, ad aprire il proprio cuore ad accogliere tutti, a piegarsi come il samaritano, curando con olio e vino, il sofferente derubato e malmenato dai banditi, a superare steccati, a rigenerarsi, ad uscire dal proprio guscio, a creare amicizia, fratellanza, comunione, perché “Spesso noi siamo ripiegati e chiusi in noi stessi, e creiamo tante isole inaccessibili e inospitali. […] La coppia chiusa, la famiglia chiusa, il gruppo chiuso, la parrocchia chiusa, la patria chiusa; questo non è Dio, è il nostro peccato” (Papa Francesco).

E così, dopo il consenso del Consiglio Pastorale Parrocchiale, ci si è adoperati per renderlo attuabile, contattando le Istituzioni per gli adempimenti burocratici legati all’accoglienza di profughi, e ricercando il coinvolgimento di persone disposte a collaborare per la definizione dettagliata del percorso da intraprendere e per il servizio di accompagnamento dei beneficiari alla conoscenza dei servizi e del territorio.

Il progetto prevedeva il coinvolgimento dei seguenti soggetti:

1. La Parrocchia di Borgo Maggiore, per la concessione ad uso gratuito dell’appartamento di sua proprietà in piazza Mercatale, per l’utilizzo di una stanza della Casa di Prima Accoglienza presso la struttura di S. Michele, per il pagamento delle utenze e per l’erogazione di una quota mensile per l’acquisto di prodotti alimentari freschi.

2. La Caritas Vicariale, per il rifornimento degli alimenti a lunga conservazione, degli indumenti e del mobilio e per il coordinamento del progetto stesso;

3. Le Istituzioni Pubbliche per la concessione del permesso umanitario e per la fruizione dell’assistenza sanitaria e dei servizi indispensabili per una adeguata permanenza in Repubblica;

4. Mediatori culturali;

5. Volontari che quotidianamente, a turno, li frequentassero per fornire loro assistenza emotiva e relazionale. La risposta è andata oltre ogni aspettativa: più di quindici persone, tra cui 10 insegnanti, hanno dato la loro disponibilità.

Eravamo pronti ed entusiasti per questa “avventura”. E così l’arrivo, il 24 Aprile 2016, di Janneh Nuha, musulmano, diciottenne, profugo dal Gambia e proveniente dalla struttura della Associazione papa Giovanni di Reggio Calabria, non ci ha colto di sorpresa, ma ha riempito il nostro cuore di gioia, perché potevamo rendere felice una persona, che pur tanto giovane, ha dovuto superare molte traversie nel suo peregrinare, di tre mesi, nel deserto ed assistere, in Libia, a tante crudeltà, prima di approdare in Italia.

Ora Nuha si sta inserendo molto bene nella nostra realtà; padroneggia sufficientemente la lingua italiana (si cimenta anche in quella inglese!), grazie al lavoro qualificato e costante di un gruppo di insegnanti volontari; sta seguendo anche lezioni di matematica e presto sarà pronto per prendere la patente che gli permetterà di recarsi, autonomamente, al lavoro che già svolge con entusiamo presso la Cooperativa in Volo.

Il progetto era stato pensato principalmente per ospitare una famiglia. E la Famiglia ALI, questo il cognome, è arrivata, il 16 Giugno, tramite i corridoi umanitari della Comunità di S. Egidio, la Federazione delle Chiese Evangeliche e la Chiesa Valdese e la collaborazione della Segreteria di Stato agli Affari Esteri. Proviene dal Libano, ma è di origine siriana e precisamente della città di Homs, completamente distrutta durante la guerra.

È una famiglia giovane, di religione musulmana, composta da cinque persone: padre (36 anni), madre (30 anni) e tre figli, di nove (Faris), otto (Rimas) e quattro anni (Wesam); i genitori parlano solamente l’arabo, invece i bambini conoscono un po’ il francese, per aver studiato in Libano presso una scuola privata di suore cattoliche, che li ha ospitati per quattro anni, dopo la loro fuga dalla Siri; sono essi a fare da interpreti.

Certamente la lingua costituisce un ostacolo alle relazioni e all’inserimento, ma le difficoltà si stanno superando grazie al contributo di numerosi volontari, tra cui insegnanti in pensione, grazie alla collaborazione di alcuni residenti in Repubblica che, parlando l’arabo, si sono offerti quali mediatori culturali ed alla attivazione da parte della Segreteria di Stato alla Pubblica Istruzione di un corso di lingua arabo- italiana, per un numero complessivo di 84 ore, spalmate in tre giorni alla settimana.

Per favorire il loro inserimento, i bambini hanno partecipato al Centro Estivo a Domagnano, organizzato dalla Cooperativa Edùco; attualmente stanno andando a Scuola, regolarmente e senza difficoltà, nel Plesso Scolastico di Borgo Maggiore: i più grandi frequentano, rispettivamente, la III e II elementare, il più piccolo la Scuola dell’Infanzia.

Inoltre, per facilitare la socializzazione e la loro integrazione sono stati iscritti alle attività extrascolastiche, Musicagiocando e Giochiamo allo Sport; i più grandi frequentano anche gli Scout, in parrocchia.

Anche i genitori si stanno gradualmente inserendo nel contesto sociale. La madre sta seguendo con passione ed entusiasmo un corso di cucito, a Domagnano, a casa di una sarta che ha ritagliato del tempo per insegnarle il mestiere; il padre attualmente svolge alcuni servizi presso la sede della Caritas, in attesa di un lavoro stabile che gli permetta di acquistare una autonomia economica e di sentirsi realizzato, evitando che una dipendenza prolungata dall’assistenza privata mini la sua libertà e creatività con forti sofferenze sul piano psicologico e spirituale.

A sei mesi dalla attuazione del progetto non si può esprimere che un giudizio positivo, perchè oltre a ridare speranza e sorriso a persone provate dalla vita, si è registrato il coinvolgimento non solo della comunità parrocchiale, ma anche delle istituzioni e associazioni, avviando un modo nuovo di approcciarsi ai problemi attraverso la creazione di una diffusa rete di collaborazioni; è stato e continua ad essere gioia e onore contribuire ad allargare gli sguardi, ad abbattere la barriera dell’indifferenza, ad affrontare la sfida anche culturale di coloro che considerano l’immigrazione un’invasione; è un dono avere la possibilità di offrire amicizia, vicinanza fraterna, vitto e alloggio gratuitamente, a chi si trova incolpevolmente a vivere lontano dalla patria; garantire alle persone dignità e condizioni di vita adeguate, diventa per la comunità cristiana e la società civile occasione di crescita e sviluppo oltre che un dovere di umanità.

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